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L’esperimento sui topi di Laborit

esperimento-topi-laboritLaborit, famoso biologo francese, è conosciuto per diverse scoperte nell’ambito dei meccanismi del cervello e loro influenze sull’organismo.

L’esperimento sui topi che ora descriveremo è in un certo senso emblematico, perchè ci mette forzatamente nelle condizioni di cambiare punto di vista sugli elementi che controllano la nostra salute.

Cosa si diceva già mezzo secolo fa?
Si ipotizzava che lo stress potesse generare cancro o altre patologie, tuttavia mancavano delle prove scientifiche che lo dimostrassero.

Chiacchiere o verità?
 
Laborit pensò bene di trovare risposta a questa domanda, utilizzando dei topolini da laboratorio i quali hanno più requisiti particolari. Oltre al fatto che si riproducono molto velocemente, hanno anche la capacità di apprendere molto in fretta dall’esperienza.

Era necessario chiarire se fosse vero che lo stress avesse incidenze sulla salute al punto di far ammalare un essere vivente.

Così Laborit si attrezzò e si mise a costruire una specie di gabbia dotata di una griglia sottostante in grado di condurre corrente elettrica; un sensore luminoso che si attivava sempre con un certo anticipo rispetto all’attivazione della scarica; una paratia che divideva la gabbia in due parti, con un foro per passare da una parte all’altra.

Primo Round
Il senso era quello di sottoporre il topo ad un esperimento ‘stressante’, facendo in modo che a ritmi periodici la metà della gabbia in cui si trovava venisse percorsa dall’elettricità. Al primo tentativo il topo, sbigottito, con un salto mortale scattò all’indietro, sopreso e spaventato.
Già in un paio di tentativi si rese conto che l’allarme luminoso anticipava l’avvento della scossa, che ricordiamo era solo in metà gabbia. In questo modo, il topo imparò ben presto a spostarsi da un lato all’altro attraverso il foro nella paratia, evitando sistematicamente ogni scarica. Nel frattempo poteva mangiare, dormire, fare i suoi bisogni. L’unico inconveniente era quello di spostarsi di tanto in tanto, ma a parte il fastidio diciamo che era diventata una situazione indolore.

L’esperimento durò alcuni giorni. Stufo di aspettare ed estremamente curioso, Laborit prese il topo e cominciò a sottoporlo ad un check-up, analisi del sangue e tutto il resto.

Gli esiti furono stupefacenti, infatti il topo risultava completamente sano. Le prove sono state ripetute nel tempo, ma a titolo rappresentativo lo descriviamo una volta soltanto, anche perchè i risultati erano i medesimi. Questo topo infastidito, maltrattato, stressato, non presentava malattie.
Secondo Round
Laborit si fece furbo, pensò che evidentemente il primo esperimento non fosse abbastanza stressante, così applicando piccole modifiche, rende l’esperimento ancora più estremo. Mantiene la gabbia, il sensore luminoso e la griglia elettrica, tuttavia inserisce due topi contemporaneamente al posto di uno soltanto. La gabbia non permetteva più di lasciare spazio di salvezza ai topi, erano costretti a subire scosse ad ogni turno, che lo volessero o meno.

La cosa curiosa fu che i topi, al primo tentativo subirono la scarica come nel precedente caso, confusi e sbigottiti. A partire dalla seconda volta, iniziarono a combattere tra loro come se ognuno reputasse l’altro animale il responsabile dell’accaduto, per non dire un vero e proprio aggressore. Ogni volta che il sensore e la corrente invadevano la gabbia, i due topi se le davano di santa ragione prendendosi in pieno sia botte che elettricità.

Dopo alcuni giorni, il biologo fece le dovute analisi alle due bestioline, scoprendo con suo sommo stupore (e forse disappunto) che di nuovo erano entrambi sani.
Ma come!? Se non era stress quello. Prendersi costantemente corrente e morsi. Eppure non ci furono conseguenze di rilievo.

Fece così un ultimo tentativo.

Terzo Round
La gabbia era completamente percorsa dalla corrente ogni volta che l’allarme scattava, non era possibile trovare riparo. Mise nuovamente un solo topolino e poi tornò a controllare giorni dopo. Dopo tutto per il topo non poteva essere niente di particolare, le condizioni erano indubbiamente migliori dell’esperimento precedente in cui si menava col suo collega di continuo, ora almeno c’era solo la scossa.

Invece accadde l’inaspettato. La cavia da laboratorio, stavolta presentava evidenti segni di malattia sia a partire dalle analisi del sangue che visivamente. Il topo era davvero malato. Lo stress lo stava uccidendo.

Ok, era stressato è vero, ma qual era la differenza?
Non erano forse sottoposti a grossi traumi anche gli altri topi precedenti?

Analizzando la situazione, Laborit si accorse della dinamica che permetteva all’animale di ammalarsi o di restare in salute, attribuendole a risposte del cervello alla situazione.

Vediamolo di nuovo.
Nel primo caso, allo stimolo di pericolo, la cavia aveva la possibilità di rispondere al problema fuggendo. Quindi FUGA.

Nel secondo caso, allo stimolo di pericolo, la fuga era impossibile per mancanza di spazio, però la risposta adottata è stata il combattimento. Quindi ATTACCO.

Nel terzo
ed ultimo caso, all’avvento del pericolo, la fuga era di nuovo impraticabile, ma essendoci un solo topo era impossibile anche l’attacco. Quindi INIBIZIONE AZIONE.

Questo esperimento ha permesso di dimostrare che non è tanto lo stress in sè ad essere pericoloso per la salute e causare malattie all’organismo, ma è l’impossibilità di rispondere allo stress.

Ogni volta che avete una problematica giornaliera che vi mette in difficoltà: se potete evitarla o scaricarla a qualcun altro va bene. Per esempio immaginate di aver ricevuto un incarico antipatico come eseguire una commissione che non avete voglia di fare, perchè siete stanchi o vi manca il tempo. Se vi accollate l’impegno, sarete comunque di cattivo umore ed innervositi, mentre se riuscite a trovare qualcuno che vi sostituisca vi sentirete immediatamente più leggeri. Questa è una risposta di fuga.

Se invece non potete evitarlo, l’unica soluzione che avrete è di affrontare di petto la questione. Può anche significare, trovare il coraggio per dire No!
Molti non lo sanno fare e preferiscono subire le richieste anche invasive delle persone.

Ma nel caso in cui voi non foste in grado nè di rifiutare la proposta, nè di trovare un sostituto, cioè nè attaccare e nè fuggire, in quel caso sarete nell’inibizione dell’azione.
Quando si è nel congelamento, nel blocco, in quella situazione in cui non si può fare nulla e si è impotenti, da qualche parte del vostro corpo si sta innescando una malattia.

Laborit vi spiega semplicemente le regole attraverso cui ci si ammala e come restare sani.

La malattia sarà dipendente dal ‘risentito‘ che avrete vissuto in quell’istante choc e la malattia corrisponderà al migliore programma di sopravvivenza in grado di risolvere quella problematica già presente nelle vostre ‘memorie‘.

Ora che gli elementi di cui abbiamo già parlato sono molti, tutto il quadro comincia ad assumere un senso maggiore.
Nei prossimi giori continueremo ad estendere questa comprensione.

Per esempi pratici vedi anche: ‘due strade per risolvere un problema’

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